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La (s)fortuna di Spartaco: simboli e miti della rivolta

29 Aprile 2021 19:00


La prima edizione del ciclo “Messages in a bottle” si conclude con l’incontro “La (s)fortuna di Spartaco: simboli e miti della rivolta”.

  • Con Enrico Manera e letture di Federico Frascherelli e Chiara Bosco
  • Diretta su Facebook e su YouTube
  • Evento Facebook (link a breve)

La (s)fortuna di Spartaco: simboli e miti della rivolta

Quella di Spartaco è una figura della storia destinato a una grande fortuna come simbolo di emancipazione, in modo particolare nell’Ottocento, quando il dibattito sulla schiavitù e poi il socialismo trovano in lui il referente simbolico per il proprio immaginario.

Dopo una breve rassegna della figura di Spartaco nella storia delle idee, l’incontro si focalizzerà su Spartakus di Furio Jesi. Scritto nel 1967 ed edito per la prima volta nel 2000 (e recentemente tradotto in inglese all’interno di una prima ricezione anglosassone) il testo del critico e militante torinese è dedicato alla rivolta spartachista del 1919 a Berlino e diventa una fenomenologia della rivolta e un’analisi dei simboli rivoluzionari, anche in relazione al mito del sacrificio e della sconfitta nel Novecento e nella cultura del movimento operaio e sindacale.

Una riflessione sull’agire politico che pone ogni movimento di emancipazione di fronte alle trappole della soggezione dei “simboli del nemico”, che non possono diventare i propri, e allo scacco dato dall’uso politico del mito nell’azione collettiva e nella cultura di massa.

Testi di riferimento:

  • Theresa Urbainczy, Spartaco, Il Mulino 2015
  • Furio Jesi, Spartakus, Bollati Boringhieri 2000

Messages in a bottle

Naufraghi, scalatori, ribelli. Da Robinson Crusoe alla riscoperta novecentesca di personaggi tragici come Antigone e Spartaco, queste figure hanno raccontato rischi e potenzialità della condizione di reciproco isolamento in cui siamo stati improvvisamente catapultati dalla pandemia.

Certo, le differenze sono di gran lunga superiori alle analogie: le mura di una casa (per chi ha la fortuna di avere un tetto sopra la testa) hanno ben poco a che vedere con luoghi spesso inospitali come il mare aperto, l’alta montagna o un’intera piazza che vuole vedere scorrere il sangue di chi ha trovato il coraggio di dire di no.

Eppure, è a partire da situazioni estreme di isolamento come queste che la grande letteratura ha saputo raccontare limiti e sfide della condizione moderna e articolare diverse concezioni della libertà: siano esse ricercate o indesiderate, le isole in cui possiamo approdare nel corso della nostra vita individuale e collettiva possono diventare un’occasione per nuove elaborazioni condivise e riflessioni inaspettate.

Le figure scelte per questa prima edizione del ciclo “Messages in a bottle” ci consentiranno non soltanto di riflettere sulle promesse di liberazione individuale che scandiscono la storia del capitalismo fin dai suoi esordi, come nel caso di Robinson, ma anche e soprattutto su quelle forme di emancipazione comune capaci di nuovi legami di solidarietà, dentro e oltre la pandemia.

In attesa di rivivere incontri come questi in presenza, il miniciclo ci darà nuovamente l’occasione per catapultarci in una dimensione altra da quella solipsistica a cui rischiamo di abituarci.

Perché? Perché siamo convinti che, per emancipare, il mutualismo politico non possa fare a meno di un lavoro culturale continuo, soprattutto in una fase come questa, in cui diventa urgente pensare e sperimentare nuovi modi di fare cultura insieme, anche se a distanza.

Photo Credits

Immagine di copertina di Alessandro Serra