Puntare sull’agroecologia e farla finita con l’agroindustria per rimettere al centro l’agricoltura e creare un modello davvero sostenibile.

Dovrebbe essere la stella polare dell’azione di ogni governo, sia per fare i conti davvero con il macigno della questione ambientale sia per creare un lavoro sano, fondato sulla dimensione di prossimità delle filiere corte, ma così purtroppo non è.

Nonostante la crescita del biologico, a dominare il sistema è ancora l’agroindustria, la cui forza politica è enorme e a cui è andato il grosso dei finanziamenti. Una scelta dalle conseguenze nefaste, che paghiamo e pagheremo caro.

Costruire un’alternativa non è facile, ma c’è chi lo ha fatto in questi anni, recuperando un sapere che sembrava perduto e costruendo reti. Perché l’agroecologia in fondo è proprio questo: conoscenza e relazioni.

Per capire cos’è stato fatto e dove dobbiamo andare, partiamo da chi la insegna e da chi la pratica, prendendosi cura della salute nostra e dell’ambiente.

Intervengono:

  • Fabio Caporali (prof. agroecologia all’Università della Tuscia)
  • Carlo Farneti (Campi Aperti)
  • Isabella (Mondeggi Bene Comune)
  • Laura Mari (Arvaia)
  • Emilio Buonomo e Salvatore Basile (Biodistretto del Cilento)
  • Claudio Pozzi (coordinatore Rete Semi Rurali e fondatore Wwoof Italia)
  • Andrea Ghelfi (ricercatore presso University of Nottingham e attivista della rete Genuino Clandestino)

Modera:

  • Alessandro Rizzi (Comunet – Officine Corsare)

Il dibattito vuole essere l’inizio di una riflessione condivisa e aperta a tutti per elaborare proposte che mettano l’agroecologia al centro delle politiche, per un modello finalmente sostenibile. L’elaborazione integrerà, assieme a quanto emerso dagli altri cicli tematici, la cornice concettuale definita nel Programma dell’alternativa.

L’evento si è svolto su Zoom ed è stato trasmesso in diretta a partire dalle 18:30 di giovedì 2 luglio 2020 sulla pagina Facebook di Comunet-Officine Corsare e di Il Corsaro.