Le vite degli altri - Malapena

27 Gennaio 2021 18:30/20:00


Nell’ambito del ciclo “Le vita degli altri”, sul tema della condizione dello straniero, Comunet – Officine Corsare presenta il libro di Maurizio Veglio “La Malapena. Sulla crisi della giustizia al tempo dei centri di trattenimento degli stranieri”.

  • Maurizio Veglio è avvocato specializzato in diritto dell’immigrazione, socio ASGI e lecturer presso l’International University College di Torino.
  • Con l’autore dialogherà il Garante Regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale On. Bruno Mellano.
  • Modera Paola Fierro, Comunet Officine Corsare
  • Diretta sulla pagina facebook.com/comunetofficinecorsare
  • Mercoledì 27 gennaio 2021, ore 18:30

La malapena è la pena per chi non ha commesso alcun reato. L’unica colpa è quella di trovarsi in Italia senza un documento di soggiorno valido.

La detenzione amministrativa dello straniero nei centri di permanenza per il rimpatrio (prima CPT, poi CIE e oggi CPR) è un rito di segregazione, un atto di apartheid che avvalla la mortificazione della dignità umana. Mentre sperimentano il fallimento del proprio progetto migratorio, i reclusi subiscono il potere statale nella sua forma più invasiva e feroce. Niente come la detenzione amministrativa degli stranieri – la galera dei clandestini – rivela il sentimento di una comunità verso l’estraneo.

Lo straniero è storicamente un agente di turbamento, una fonte di «insuperabile inquietudine», a cui si è spesso risposto con diffidenza, rifiuto e allontanamento forzato[…]. Nella versione addomesticata e riscritta dallo Stato di diritto, l’ostilità verso l’altro si manifesta attraverso norme di difesa del territorio, di controllo e limitazione dell’ingresso e del soggiorno, di schedatura, espulsione e interdizione. La produzione normativa è d’altronde una questione sentimentale: il legislatore non è che l’interprete elettivo del sentire comune, l’istituzione che traduce in atti formali le pulsioni, le credenze, i timori della comunità che lo esprime.

La legge sull’immigrazione è dunque una forma giuridica dell’inquietudine.